Nel corso dell’ultimo lavaggio auto, effettuato in prima persona in una mattina di nebbia e umidità padana da vertigini non lontano dalla via a zig-zag, mentre signori in bicicletta passavano a lato salutando Cane che legato a un palo faceva la guardia alla padrona e uomini che si recavano al lavaggio auto eseguivano il compito per loro previsto fissando il modo con cui la padrona del cane tentava di portare a buon fine il proprio
sono stati rinvenuti i seguenti oggetti:
- Numerosi, prevedibili pennarelli e matite colorate, estratti con potente aspiratore da invero troppi interstizi presenti nell’auto;
- Peli di cane da farci un maglione, o anche un cane;
- Numerosissimi grani di mais saltati, ovvero pop-corn, verosimilmente caduti nel corso della Campale Battaglia dei Pop-Corn ingaggiata all’interno del carro bestiame tre o quattro sabati fa, durante il viaggio di ritorno da spettacolo teatrale che apre la mente e disinibisce il bambino, da sei bambini esaltati, aperti e disinibiti;
- Un paio di stivali rossi di vernice;
- Giornaletti da potersi chiudere in bagno per giorni;
- Sei ombrelli da pioggia di diverse misure (probabilmente uno di Cane) e un cappello texano in pessime condizioni (probabilmente reduce della Campale Battaglia dei Pop-Corn?);
- Un pezzo di paraurti, da un primo rapido controllo risultato non appartenente all’auto su cui viaggiava (e tuttora viaggia);
- Un frustino da equitazione dato per perso nello scorso mese di marzo;
- Due calzini blu, non appartenenti allo stesso paio. Uno con un’effige di cane in lustrini blu elettrico, misura intuibile 20, l’altro… mio?
Il carro-bestiame: ogni lavaggio un viaggio alla scoperta di noi.
Perché, vi chiedo, se sta arrivando l'inverno e il sole è scomparso a favore di quest'orribile nebbia e tutti si preparano per andare in letargo,
dagli orsi alle zucchine
passando per molti tra noi, alcuni anche mentre aspettano in fila al passaggio a livello,
perché, dicevo, LE ZANZARE SONO ANCORA QUI A DIVORARMI GLI ALLUCI??
Bimba di Mezzo ieri si è svegliata con una mano gonfia per tre ravvicinate punture. Bimba Massima aveva un tonfo sulla fronte e uno a metà guancia.
I vicini Slurp si sono lamentati con me, e io non so con chi lamentarmi, se non con voi, del fatto che sono qui a scrivere della nebbia e il letargo e l'inverno che triste mentre i miei alluci fanno da banchetto a odiosi estivissimi insetti!
Sarà per nostalgia della bella stagione?
www.focus.it/.../
Va bene, il fagiolo è andato.
Sono andata in giro per la rete, tanto per controllare cosa si possa seminare in novembre.
Le fave.
A me le fave non piacciono...
Mi toccherà andare in letargo, come il mio orto. Come faccio, mi chiedo, a portare a termine una sfida di 300 giorni se 120 se li passano in letargo, quelle sciagurate ancora minorenni delle piantine??
Che cosa state borbottando? Avrei dovuto pensarci prima? Ah, solite cose, raccogliere tutte le informazioni, mesi della semina, clima eccetera eccetera... Ma, se davvero l'avessi fatto, dove sarebbe finita l'emozione di tuffarsi nel vuoto, e vedere dove si va a cadere?
Nella nebbia, si cade. E' una settimana di grigissima nebbia, nella Pianura Padana, e se non mi invento qualcosa finirò certamente in letargo anch'io.
Pertanto, aspettatevi che mi inventi qualcosa.
C'è un po' di influenza A che gira intorno alla casa-torre, in questi giorni. Supportata da altri amorevolissimi virus che continuano a tornare. Le giornate a volte non finiscono più, per cui mi sono messa a lavorare freneticamente alla borsa che avevo immaginato pochi giorni fa. Ecco il risultato.

SomeGranny'sBag, chiusa.

Aperta.

Spalancata. Ha anche una tasca segreta, ma come potrete immaginare non vi dirò dov'è.
Ha un'anima in duro ferro, ma al tatto è molto morbida. Un po' come restare nel letto a farsi coccolare dalle coperte calde e profumate quando non si può fare altro. L'ho pensata per questo. Anche perché, non essendo io ammalata ed essendo mamma, non posso farlo. Non chiedetemela, perché questa volta è per me.
Osservando attentamente i tre scatti noterete peli di cane, in basso a destra. Sono effettivamente peli di Cane. Stanco morto anche lui di subire le malattie altrui, quando ieri mattina ho appoggiato la borsa appena terminata sul tappeto e mi sono accucciata per fotografarla, ha pensato che fosse un nuovo gioco. Si è lanciato giù dal divano dove stava evidentemente fingendo di dormire, mi ha saltata con un balzo più felino che canino e si è tuffato ringhiando sulla MIA NUOVA BORSA come fa solo con le lucertole o con una ruspa di 'Minimo (scusa, Partner: escavatrice). Ah, ma non conosce abbastanza la sua padrona! Ho ringhiato anch'io, l'ho preso e l'ho scaraventato lontano. Fa il gatto? E io da gatto lo tratto. E' tornato, due o tre volte. Abbiamo ringhiato e ci siamo picchiati un po', ma alla fine ha funzionato. E' risalito sul divano, si è accovacciato addosso alle gambe rannicchiate di una bambina in trance da cartone animato, ha assunto la sua migliore nonché unica espressione, quella da Cane Bastonato Universale, e lì è rimasto, a occhi socchiusi. Quello che potete notare nei tre scatti è il risultato del mio lavoro e della nostra colluttazione. Quello che le foto ritraggono, in definitiva, è il risultato di un weekend con l'influenza A.

Natura morta con borsa. Primissima fase di SomeGranny'sBag, borsa con anima in metallo.
Ero abbastanza giù. L'avrete capito, è un po' che mi trascino questa insoddisfazione mista a inquietudine mista a generica confusione per quello che sto facendo, o non sto facendo. Come ogni volta, dopo un po' che monta, il problema esplode. Così mi sono ritrovata a fissare la plasticaccia orribile che ultimamente salva il legno del bancone da bar della cucina di casa-torre, fissare le cose che avevo appena raccolto per fare una borsa, sgranocchiare una cipolla scommettendo che fosse una mela e pensare,
chi diavolo me lo fa fare?
(io, okay. Era una domanda retorica... non esigeva risposta...)
a chi può interessare?
perché non faccio finta di fare quello che fanno tutti, almeno per un po', diciamo dieci anni, e vedo come va?
magari hanno ragione loro... magari si vive meglio facendo cose semplici tranquille e previste, nell'armonia globale, nella comune accettazione, con il supporto di tutti... magari potrei farcela, e probabilmente avrei una vita più equilibrata, meno ulcere gastrointestinali, per dire, meno periodi neri...
magari sarebbe tutto di un confortante grigioperla uniforme...
E lì mi sono data la zappa sui piedi.
Una vita grigio-perla, io??
No, non posso. Non sono capace. Non so come si fa, tanto per cominciare. Non riuscirei. E quindi, tanto vale che non riesca in quello che mi viene da fare. Almeno non grigio-perla. Sarò fallimentare in rosso porpora, viola ciclamino, giallo sole o arancio intenso...
Ero arrivata esattamente qui, nel mio flusso di triste-coscienza, quando il cellulare mi ha riportata a terra, o meglio sul bancone da bar.
SuperSuperAmico Romano.
Uno che di grigio non ha neanche l'ombra. La sua ombra è arcobaleno, credetemi.
-Ho mollato il lavoro-
-Lo so, me l'hai detto due settimane fa. L'ultima volta che ti ho dato del pazzo. Era un gran lavoro, l'ultimo-.
-Mi annoiava-.
-Ah...-.
-L'ho annunciato alla famiglia riunita a tavola per festeggiare il mio compleanno-.
-Teatrale...-
-C'erano anche mio fratello e sua moglie, lei in cassa integrazione e lui senza lavoro fisso da anni..-
-Mmm... Come l'hanno presa?-
-Scuotendo la testa-.
-Bene. Direi che ti hanno accettato, ormai. Digerito no, ma accettato, quello forse sì.-
-Forse tra una settimana posso già filarmela. Salutare i colleghi e non farmi vedere più-.
-E non resterai a Roma senza lavoro, suppongo.-
-No, ovviamente! Ho già il biglietto aperto. Cercherò di partire il giorno stesso, al massimo il giorno seguente-.
-Fantastico. Molto molto da te. Ho la pelle d'oca, non so se sia perché ti invidio alla morte o perché ho paura di quello che devi ancora dirmi. Dove vai, al Sud Sud Sud?-
-No, vado al Nord-.
-Ah, già. Sei stato in Uganda meno di due mesi fa, tocca al Nord... Torni in Lapponia a farti tirare dalle mute di husky, spalare neve per cercare un riparo per la notte, tagliare la legna per scaldarti, nutrirli alle cinque del mattino quando grattano alla porta del rifugio per la colazione e la voglia di ripartire per altre otto ore di neve?-
-No. Vado a Parigi-.
Ahi.
Ho preso uno spigolo vivo.
-Pa... Pa... rigi...?-
-Oui!-
-Oh, no! Non è da te, Parigi! (E' da me! E' da me! E' da me! Parigi, silvuplé, prendi me!!!!). Non sai neanche il francese!-
-Per questo, ci vado. Non ho mai vissuto lì. Affitto casa a Roma e prendo casa lì. Parto con un trolley. Ricomincio da zero. In un momento di crisi così, c'è molta selezione. Chi vale ce la fa.-
Oh, sì...
Parigi...
I tetti di Parigi...
Un piccolo attico su Plâce Dolphin...
-Ci sei?-
-...In minima parte, sì. Ce la farai, alla grande.-
-In caso non fosse esattamente alla grande vieni a salvarmi! Tanto, tu parli tutte le lingue del mondo!-
-Non proprio tutte. Il francese, per esempio, lo so pochino.........................-
Parigi. Molla carriera, e parte. Dovendo scegliere un posto, perché non una delle città più belle del mondo?
Facile, no? Basta seguire se stessi. Basta essere se stessi fino alla fine.
Forse non devo fare una borsa... Forse dovrei prendere un po' più ferro, e fare una valigia...
Ci sono i terrazzi, a Parigi... Anche un balcone, basterebbe... Anche un pezzo di tetto indaco parigino, per le mie piante... faccio una serra inclinata....